Foresta Rossa

2010 — 2014

Foresta Rossa (416 città fantasma del mondo) nasce da un lavoro di censimento delle città fantasma iniziato nel 2010. Una ricerca che non è geografica, storica, scientifica, né sociale, o non solo: le oltre 400 città registrate hanno fornito materiale evocativo, un archivio in divenire di racconti e di visioni, disegnando una mappa delle pieghe nascoste del tempo e dell’umanità. Un’umanità randagia, fatta di scambio, dialogo e interazione.
 
Spesso la storia ha deciso di “cancellare” definitivamente alcune città, in quanto ricordi scomodi o imbarazzanti fallimenti. È il caso, per esempio, della massa abusiva di Kowloon, i cui abitanti sono stati evacuati e gli edifici demoliti, o delle case “retro futuristiche” di San Zhi, distrutte prima ancora di essere abitate a causa di macabre leggende. O ancora: la città segreta di Skrunda-1, legata al destino degli insediamenti-spia durante la guerra fredda in Unione Sovietica.
 
Guardando alla mappa e alle vicende delle città abbandonate, ci si accorge che una città solitamente “muore” una volta recisi i suoi legami, siano essi culturali o commerciali. Certo ci sono anche le imprevedibili calamità naturali: tempeste di sabbia, eruzioni vulcaniche, alluvioni, terremoti. Ma anche in questi casi le città che non sono state ricostruite avevano alla base un’embrionale tendenza all’isolamento. 
Un isolamento che qualche volta è volontario — il suicidio di massa di Jonestown rappresenta forse l’esempio più grottescamente drammatico — ma più spesso involontario, come l’esaurimento di una miniera d’oro, di diamanti o di carbone, la costruzione di dighe, la fine di una guerra o di un impero, la scoperta di nuove rotte commerciali, un incidente nucleare.
Il titolo stesso del progetto "Foresta Rossa" è ispirato al nome dato dagli abitanti di Pripjat alla pineta divenuta rossa, a causa della radiazioni dopo l'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.